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Quando si tratta di scegliere un chirurgo estetico, non affidare il tuo corpo ad uno qualsiasi. Scegli l’esperienza e la professionalità dei nostri unici servizi.
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13 Agosto 2020 Surgery0

La blefaroplastica, più comunemente chiamata chirurgia estetica delle palpebre, è un trattamento chirurgico che consente di correggere difetti come palpebre superiori cadenti, accumuli di grasso e borse sotto gli occhi, che oltre a non essere belli da vedere, possono interferire con la vista. L’intervento ha quindi una valenza funzionale e non solamente estetica. 

La blefaroplastica in sostanza consiste nella rimozione chirurgica di cute e grasso in eccesso, localizzati nelle palpebre superiori e inferiori (blefaroplastica inferiore e blefaroplastica superiore); e nel riposizionamento del sopracciglio cadente.

Blefaroplastica superiore

La blefaroplastica superiore serve a esportare l’’eccesso di pelle e a rimuovere le borse di grasso presenti nella palpebrale superiore. Sovente si riposiziona anche la ghiandola lacrimale che può essere dislocata o cadente.

L’ intervento si esegue generalmente in day hospital, in anestesia locale o in anestesia generale, e dura circa 30 minuti. Dopo 3-4 giorni dall’intervento verranno rimossi i punti, lasciando quasi nessuna cicatrice. L’intervento non è doloroso e in una settimana si può tornare a svolgere la propria vita normale. 

Blefaroplastica inferiore

La blefaroplastica inferiore è una tecnica chirurgica che serve a correggere le anomalie delle palpebre inferiori, sia isolatamente che in combinazione, causando inestetismi del viso molto pronunciati. 

E’ un intervento più complesso della blefaroplastica superiore e anch’esso può essere eseguito in day hospital, anche qui in anestesia locale o in anestesia generale.

La pratica consiste in un’incisione nel bordo sotto ciliare della palpebra inferiore cadente volto a rimodellare le tre borse di grasso che sono localizzate in questa regione e l’eccesso di cute e di muscolo. Non è sempre necessario togliere le borse adipose, ma basta riposizionarle.

Anche questo intervento è indolore e non lascia particolari cicatrici, con una ripresa alla vita normale dopo circa due settimane. 

Cosa bisogna fare per guarire correttamente dopo la blefaroplastica?

Dopo l’intervento di Blefaroplastica, come in ogni intervento chirurgico, bisogna rispettare delle indicazioni per poter far guarire la parte trattata al meglio e non incorrere in effetti indesiderati. 

Innanzitutto bisogna prestare attenzione ad avere una corretta igiene degli occhi. Per agevolare la guarigione si possono poi usare delle compresse, del ghiaccio o del collirio. E’ meglio evitare l’uso delle lenti a contatto fino a guarigione avvenuta.

Per dormire meglio e non compromettere l’intervento, nella prima settimana è inoltre consigliato di dormire con la testa rialzata su due cuscini, in modo da tenere la testa sollevata in alto. 

Essendo la parte trattata sensibile si sconsiglia anche di forzare troppo la vista con apparecchi elettronici o leggendo. Stessa cosa vale per la luce e il sole, è meglio non esporsi troppo e indossare degli occhiali scuri almeno per il primo periodo. 

Quando ricorrere alla blefaroplastica

Generalmente le persone che ricorrono alla blefaroplastica hanno dai 40 anni in su, e non esistono limiti di età. La chirurgia estetica delle palpebre è consigliata per:

  • Borse
  • occhi cadenti/ forma cadente delle palpebre
  • eccesso cutaneo 
  • occhiaie 
  • zampe di gallina 
  • rigonfiamenti palpebrali 

Blefaroplastica a Roma

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13 Agosto 2020 Surgery0

La riduzione del seno, in termine tecnico mastoplastica riduttiva, è un intervento meno comune della mastoplastica additiva, ma pur sempre tra i più richiesti dalle donne. 

La mastoplastica riduttiva, è un intervento di chirurgia plastica ed estetica che consente di ridurre le dimensioni di un seno troppo voluminoso o cadente, o ancora di andare a equilibrare le dimensioni di un seno asimmetrico. 

Quando è consigliata la riduzione del seno? 

Chi ha il seno piccolo sogna spesso un seno più grande, e viceversa, per quanto possa sembrare impossibile alla prima categoria, chi ha un seno più grande, sogna spesso di avere dimensioni minori, a causa di alcuni disturbi reali che derivano da peso e dimensioni troppo pronunciate del seno. 

Questi disturbi sono ad esempio dolore alla schiena e alla regione lombare, dolore cervicale, mal di testa, tensione al seno, problemi a respirare, dermatiti, e problemi meno collegati alla salute, come la difficoltà a trovare reggiseni e abiti della propria taglia. 

Oltre ai motivi estetici, non vanno tralasciate anche le ragioni di salute per cui in alcuni casi è consigliata la riduzione del seno. Un seno più piccolo riduce la percentuale di possibilità di incorrere in lesioni oncologiche e aiuta a tenere monitorata la situazione durante i controlli periodici. 

Riassumendo quindi l’intervento di riduzione del seno è consigliato a:

  • Donne con dolore alla schiene nella regione lombare e cervicale 
  • Donne con problemi di respirazione
  • Donne con dolore e sensibilità al seno

Oltre a questo non è da sottovalutare l’aspetto psicologico che incide spesso nelle casistiche di seno abbondante, il disagio causato da un seno prosperoso magari nello sport o nell’estetica stessa. 

Come funziona l’intervento di riduzione del seno? 

L’intervento di riduzione del seno è eseguito in anestesia generale e dura 1-2 ore, e può essere eseguito in regime ambulatoriale, venendo dimesse il giorno stesso.

La cicatrice rilasciata dall’intervento viene ben nascosta e non si nota particolarmente.

Come per ogni intervento chirurgico bisogna rispettare alcune linee guida per ottenere un risultato ottimale senza contro indicazioni. Per i primi tre giorni è meglio non fare la doccia, ed evitare attività sportiva per almeno tre settimane. 

Il risultato finale è visibile a circa 2 mesi dall’intervento, una volta che le cicatrici si sono rimarginate. 

La riduzione del seno è un intervento non troppo complesso che dà generalmente ottimi risultati quando viene seguito da uno specialista in chirurgia plastica in strutture dedicate e abilitate. E’ un intervento che può rimodellare con successo i difetti fisici e dare una nuova dose di autostima a chi ha problemi psicologici derivati dalla cosa.

Se vuoi chiedere la tua consulenza con noi, contattaci pure per chiedere tutte le informazioni che vuoi sulla riduzione del seno a Roma. 


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13 Agosto 2020 Surgery0

Fa sorridere, ma tra gli interventi estetici più richiesti, oltre ai classici, c’è anche quello della riduzione dei polpacci, cruccio di molte donne e uomini, che per altri può sembrare una cosa quasi irrilevante.

Non sono pochi quelli che, principalmente ragazze o donne, credono di avere una forma del polpaccio troppo pronunciata rispetto al resto della linea della gamba, e si sentono in difetto per questo motivo, finendo per ricorrere a un intervento di riduzione.

Con i polpacci “grossi”, non importa quanto si è in forma o si provi a dimagrire, sarà sempre una parte del corpo limitata nel cambiare, avendo una forma specifica che fa magari parte di un dna robusto e di un corpo tendenzialmente muscoloso.

Come si fa quindi a ridurre i polpacci? 

Ridurre i polpacci è probabilmente una delle cose più difficili da fare per le vie classiche che vedono diete dimagranti e attività fisica mirata.

Essendo il polpaccio una parte tendenzialmente fatta di muscoli, molti sport possono sortire l’effetto contrario e andare a rafforzarla ulteriormente, irrobustendo ancora di più i muscoli.

Le diete dimagranti invece, si rivelano in gran parte inefficaci per questo scopo, essendo la parte muscolosa e non grassa principalmente.

Alcuni esercizi utili e mirati per migliorare la situazione possono essere gli esercizi di stretching, il pilates e lo yoga, ma non in tutti i casi si rivelano del tutto sufficienti, dovendo ricorrere a un vero e proprio intervento estetico se si vuole ridurre la forma del polpaccio a tutti gli effetti.

In cosa consiste l’intervento di riduzione dei polpacci? 

Come per tutti gli interventi di chirurgia estetica, la programmazione del tipo di tecnica correttiva per il polpaccio deve tenere conto sia delle richieste del paziente che dell’indicazione del medico, che valuterà il tipo di correzione da effettuare e proporre la soluzione migliore. 

La riduzione dei polpacci in sé è piuttosto semplice, e prevede l’iniezione della tossina botulinica direttamente nella zona da trattare, attraverso piccole infiltrazioni che andranno a distendere i muscoli andando ad armonizzare la gamba e tutta la figura corporea. Gli aghi usati sono molto sottili, e il dolore durante il trattamento è molto modesto.

Se invece la parte che rende il polpaccio “grosso” è principalmente adiposa, si può ricorrere alla liposcultura, una tecnica chirurgica che consiste nell’aspirazione del grasso in eccesso attraverso l’inserimento di una sottilissima cannula in determinati punti del corpo, alla scopo di realizzare un rimodellamento del profilo corporeo con un’aspirazione manuale del tessuto adiposo monitorata costantemente in modo da scolpire la zona trattata nei minimi particolare e definire al meglio il profilo.

Se non ti piacciono i tuoi polpacci e vuoi valutare l’opzione di ridurli, richiedi subito una consulenza per valutare il tuo caso specifico e come migliorare la tua forma e linea della gamba. 

 


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28 Luglio 2020 Surgery0

Se avete dichiarato guerra ai segni del tempo e alle rughe, state sicuramente valutando quale trattamento sia meglio tra le iniezione di botox e l’acido ialuronico.

Come prima differenza di cui si sente parlare è la composizione naturale o chimica che differenzia i due. In genere si classifica l’acido ialuronico tra le sostanze completamente naturali, mentre si posiziona il botox tra i composti creati chimicamente in laboratorio da un derivato batterico.

Cosa sono botox e acido ialuronico?

Il Botox

Il botox, è una delle sostanze più usate nei trattamenti antirughe, termine che va ad indicare le iniezioni di botulino, sostanza che va a paralizzare i muscoli e ne impedisce il rilassamento, o distendendo la pelle dove serve.

Il botulino viene iniettato localmente con aghi sottili, e ha una durata temporanea, di circa sei mesi, ripetuto più volte all’anno in piccolo dosaggio.

L’Acido ialuronico

L’acido ialuronico è una molecola naturale che aiuta la nostra pelle a rimanere giovane ed elastica più a lungo. E’ già presente naturalmente nel nostro corpo ma con il tempo tende a diminuire in quantità, perdendo la sua funzione di trattenere i liquidi che aiutano la pelle a rimanere tonica mantenendo la forma della zona.

Il filler di acido ialuronico quindi vanno a donare elasticità alla pelle e a rassodare i tessuti interessati. I prodotti cosmetici contenenti acido ialuronico sono perciò tutti quei composti creati con una funzione anti-age mirata.

Differenze tra acido ialuronico e botox

Oltre alla componente base, che si differenzia per naturale e chimica, l’acido ialuronico e il botox differiscono anche nella durata del trattamento.

Il botulino come già anticipato, ha una durata di circa sei mesi, mentre gli effetti dell’acido ialuronico tendono a rimanere più a lungo, fino a quasi un anno.

La differenza tra i due si vede poi anche nell’effetto, più naturale per l’acido ialuronico, più forzata.

L’acido ialuronico tendenzialmente è efficace per riempire zone che si stanno pian piano rilassando, donando un aspetto nuovamente tonico ed elastico, andando ad aumentare il volume della zona di iniezione.

Il botox va invece a levigare e distendere i solchi d’espressione già più pronunciati. Ha un’azione che distende i tessuti e li rimodella.

Quale scegliere tra botox e acido ialuronico?

Il trattamento da scegliere dovrà sempre essere valutato da un medico esperto a seconda del singolo caso, che terrà in considerazione l’età del/della paziente e la tipologia di rughe e livello di rilassamento della pelle.

Se vuoi avere una consulenza privata con il dr.Otti e scoprirne di più, contattaci subito per prenotare la tua sessione informativa.


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20 Luglio 2020 Surgery0

Se sei reduce da un intervento di botox, ti interesserà sicuramente sapere quali sono le cose assolutamente da non fare dopo il botulino, per assicurarti un risultato ottimale ed evitare alcuni effetti indesiderati spiacevoli che potresti avere. 

l botulino, la famosa punturina che aiuta a spianare la pelle rilassando i muscoli facendo sparire le rughe di espressione, è una tecnica che prevede un’iniezione direttamente nei muscoli che causano le rughe, usando un ago molto piccolo. 

Pur essendo una prassi semplice e abituale, che non comporta particolari controindicazioni o problematiche, è pur sì un intervento vero e proprio, che implica delle indicazioni da seguire dopo averlo eseguito, per ottenere un risultato ottimale ed evitare complicazioni. 

Quali sono quindi le cose da non fare dopo il botulino? 

In genere per le prime 3-4 ore dopo le iniezioni è bene non sdraiarsi, e non fare eccessivi movimenti con la testa. 3-4 ore è approssimativamente il tempo che i muscoli necessitano per assorbire la tossina e legarsi ad essa. E’ per questo che è meglio evitare di massaggiare la zona dell’iniezione per evitare che la tossina migri verso altri muscoli. 

Andiamo ad analizzare alcuni casi nello specifico. 

Dopo il botulino si può lavare il viso? 

Tendenzialmente dopo l’intervento per le prime ore è meglio non massaggiare il viso nelle zone trattate, poiché c’è la possibilità che la tossina botulinica migri, spostandosi verso altri muscoli, alterando la mimica facciale. Per prudenza quindi è consigliabile evitare di lavarsi il viso. 

Si può fare attività fisica dopo il botulino? 

Per lo stesso motivo legato al massaggiare le zone interessate, è sconsigliato fare attività fisica nelle ore successive alle iniezioni di botulino. 

E’ possibile esporsi al sole dopo il botulino? 

Se fatto in fronte specialmente, è consigliabile aspettare un giorno prima di esporsi al sole dopo aver fatto delle iniezioni di botulino, fino a quando il rossore non scompare. E’ generalmente consigliato di evitare le fonti di calore. 

Dopo il botulino ci si può truccare? 

Nelle ore successive alle iniezioni di botulino è meglio evitare di applicare qualsiasi tipo di trucco sull’area trattata.

Si possono bere alcolici dopo il botulino? 

E’ consigliabile evitare di bere alcolici per almeno un giorno o due, sia prima che dopo la procedura per evitare la potenziale probabilità di lividi subito dopo il trattamento.

Le ore più a rischio dopo le iniezioni di botulino sono le prime quattro, è bene quindi prestare la massima attenzione principalmente in questo frangente di tempo, anche se qualche precauzione in più non fa mai male per ottenere un risultato ottimale e soddisfacente.

L’unico rischio effettivo del botulino quindi, per evitare i potenziali effetti indesiderati, oltre alla scelta di un bravo professionista per effettuare il trattamento, è quello di non rispettare i dovuti accorgimenti nelle quattro ore direttamente successive alle iniezioni, o per maggiore sicurezza, nelle 24 h successive. 

Vuoi richiedere maggiori informazioni sull’intervento di botulino?

Chiedi subito una consulenza con noi, saremo felici di darti le risposte che cerchi.


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3 Luglio 2020 Surgery0

Tematica hot dei più famosi tabloid di tutto il mondo, tecnica estetica usata dalle star più in vista del jet set, la vera domanda da porsi prima di ogni cosa è in quali casi è davvero utile ricorrere al botulino.

Sfizio personale o piccolo capriccio di vanità, bisogna comunque valutare caso a caso e vedere ogni singola situazione nello specifico per capire se ricorrere o meno al botulino. 

E anche per i più scettici, contrari all’uso del botulino per meri fini estetici, ci potrebbero essere delle buone motivazioni di salute per fare ricorso al botox.

Il botulino o botox infatti, per quanto possa sembrare strana la cosa, può anche venire in aiuto in maniera effettivamente utile per risolvere alcune problematiche.

Il botulino in sos al bruxismo

Mai sentito parlare di bruxismo? Per chi non fosse familiare con questo termine, il bruxismo è una patologia piuttosto comune per cui digrignando i denti, di giorno o di notte, si innescano una serie di dolori muscolari ai quali non troviamo spiegazione.

Se vi svegliate doloranti e non capite come sia possibile, potrebbe essere bruxismo notturno, un digrignare continuo dei denti di cui non siete nemmeno consapevoli. 

Tra i dolori più comuni causati da bruxismo ci sono ad esempio mal di testa, dolore alla mandibola, al collo, all’orecchio o alla schiena. 

Se vi riconoscete in queste dinamiche, una visita dal dentista potrebbe fare al caso vostro. Un’accurata analisi infatti potrà facilmente individuare il bruxismo, la cui problematica potrà essere attenuata dall’uso di un paradenti, o bite. In questo caso volto a prevenire il ripresentarsi periodico della situazione.

Per alleviare invece i sintomi già esistenti, i dolori causati dal bruxismo, è consigliato spesso il botox, che agisce subito come rilassante muscolare, alleviando i sintomi. Le infiltrazioni di botulino non sono in alcun modo pericolose per la masticazione o il parlare, e poiché hanno una durata limitata nel tempo, possono essere assunte in tutta sicurezza in alternativa ad altri rilassanti che presentano vari effetti collaterali, come ad esempio la sonnolenza. 

Il botulino per un sorriso migliore 

Rimanendo in tema odontoiatrico, un altro uso utile del botulino consigliato dal dentista è per la correzione del sorriso gengivale, per evitare di ricorrere ad un vero e proprio intervento chirurgico, che molti preferiscono evitare, decidendo di convivere con questo inestetismo.

Con le iniezioni di botulino, senza ricorso a nessun tipo di chirurgia, si crea una semi paralisi di alcune fibre muscolari che tendono a sollevare troppo il labbro superiore mettendo in vista la gengiva in maniera eccessiva, riducendo così l’area gengivale esposta.

Un metodo non definitivo ma palliativo, che però si presenta semplice e immediato senza dover ricorrere ad interventi chirurgici veri e propri se si vuole risolvere il problema. 

Il botulino contro l’emicrania

Altro colpo di scena, l’uso del botulino è stato dimostrato utile contro l’emicrania ricorrente. 

La tossina antirughe infatti è stata approvata per l’uso contro le emicranie croniche, alleviando i sintomi e prevenendo le recidive. 

Il botulino contro l’emicrania viene somministrato con intervalli di circa 12 settimane con iniezioni multiple su testa e collo, per distendere le zone interessate.

Ovviamente non è una soluzione da prendere alla leggera e che può avere anche alcuni effetti indesiderati. Il consiglio di un medico specialista è quindi sempre indispensabile per decidere se il botulino può essere nel caso specifico usato per risolvere il problema da mal di testa cronico e invalidante. 

Il botulino contro la depressione 

Ebbene si, il botulino è utile anche per curare e alleviare le sintomatologie della depressione. Sembra inoltre che in questo caso la funzione del botulino non abbia solo una durata momentanea, ma che la sua efficacia si protragga anche nel tempo, anche quando l’effetto botox è effettivamente scomparso.

Gioco forza di questa tecnica è la teoria dello specchio, per cui le espressioni del nostro viso hanno un’importanza notevole sul nostro stato emotivo e sul livello di felicità. Andando a modificare le espressioni del viso quindi, si va anche a riequilibrare questo aspetto.

Il botulino è quindi non solo usato per vezzi estetici e di bellezza ma anche per veri e propri trattamenti che vanno ad alleviare e prevenire alcune patologie che non hanno una cura specifica in molti casi.

L’assistenza di un medico specialista è comunque sempre necessaria per valutare ogni singolo caso e patologia associata. 


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21 Giugno 2020 Surgery0

La rinoplastica, detta comunemente operazione al naso, è l’intervento chirurgico che per scelta estetica o per necessità di salute, come ad esempio i disturbi respiratori, consente di rimodellare l’aspetto del naso. L’obiettivo di questa operazione è quello di ricreare le dovute proporzioni tra i vari elementi del viso, e quelle del naso stesse, ossee e cartilaginee. Per pensare a questo tipo di intervento, bisogna comunque aspettare almeno i 15-16 anni di età. 

Come in ogni operazione, vanno poi valutati attentamente i vari casi, per capire quando è necessario sottoporsi alla rinoplastica, o quando è meglio evitarlo. I tempi dell’intervento e i costi variano secondo le indicazioni e dinamiche di ogni singolo caso.

L’intervento viene comunque generalmente svolto in massimo qualche ora, quindi si risolve tendenzialmente con rilascio in giornata. 

Quali sono quindi i casi in cui si ricorre tendenzialmente alla rinoplastica? 

Sottoporsi alla rinoplastica per esigenze di salute

La motivazione principale che spinge le persone a sottoporsi alla rinoplastica sono le esigenze di salute, solitamente per la maggioranza dei casi per problematiche respiratorie. Pensiamo a tutte le persone che soffrono di setto nasale deviato, o che hanno subito vari traumi e incidenti che hanno compromesso il funzionamento del naso. Quando respirare diventa difficoltoso, o si incorre in casi di apnea e simili, la rinoplastica può senz’altro essere d’aiuto, se non addirittura necessaria per contrastare pericolose patologie. 

Sottoporsi alla rinoplastica per esigenze psicologiche

Se la salute fisica è il motivo predominante, anche la salute mentale può essere una leva decisiva per decidere di sottoporsi alla rinoplastica. Ricorrere alla rinoplastica per esigenze psicologiche è sempre più comune. Pensiamo a tutti quei casi in cui un difetto fisico diventa debilitante, e mette a disagio nella vita quotidiana o inibisce anche le attività più normali. Una modifica mirata di ciò che non piace o che ci penalizza, può rivelarsi un alleato infallibile per contrastare alcune debolezze psicologiche che segnano la qualità della vita. 

Sottoporsi alla rinoplastica per esigenze estetiche

Caso non necessario per i più, ma potenzialmente importantissimo per chi lavora in ambienti legati al mondo della bellezza, dell’estetica, del mondo dello spettacolo, e così via, non è raro sottoporsi alla rinoplastica per semplici esigenze estetiche di chi ha la “necessità” o desiderio, di migliorare il proprio aspetto fisico e piacevolezza visiva d’insieme. Sottoporsi alla rinoplastica per esigenze estetiche inoltre, in molti casi va in parallelo alla rinoplastica per esigenze psicologiche, risolvendo due variabili in una. 

Che sia necessario sottoporsi alla rinoplastica, o sia essa collegata al desiderio di farsi un semplice ritocchino, è innegabile l’importanza e peso che l’aspetto e funzionamento del nostro naso ha sul modo in cui affrontiamo la vita e percepiamo la nostra persona, sviluppando una determinata personalità di conseguenza. 

Una forma del naso penalizzante potrebbe creare in noi un senso di insicurezza che va a modificare i tratti caratteristici del nostro modo di essere e agire, alterando il nostro comportamento e modo di relazionarci con gli altri. 

Al contrario, essere sani e sicuri del proprio aspetto fisico, piacersi, e non sentirsi in difetto, può andare a rafforzare quella che è la nostra personalità, la nostra impronta sulla vita e il nostro atteggiamento generale verso di essa. 

Richiedi un consulto con Studio Otti

Determinare quindi quali sono o meno i casi necessari per sottoporsi alla rinoplastica non è bianco o nero, è importante sottoporsi a una prima visita con il medico chirurgo e analizzare tutti i vari aspetti che si intrecciano tra le motivazioni che possono spingere a voler o dover modificare l’aspetto e la struttura del proprio naso. 

Una volta valutate insieme tutte le variabili, e accertate innanzitutto le condizioni di salute generali, si potrà procedere a pianificare tutte le modalità dell’intervento di rinoplastica. 

Studio Otti, eccellenza nel campo della chirurgia estetica a Roma offre un consulto gratuito per la tua rinoplastica. Richiedi ora informazioni.


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15 Giugno 2020 Surgery0

Se ti stai chiedendo che differenza c’è tra la rinoplastica chirurgica e quella medica, probabilmente sei già a buon punto della tua decisione di effettuare un intervento di rinoplastica. 

La rinoplastica, detta anche chirurgia rimodellante del naso, è un intervento chirurgico volto a migliorare l’aspetto e struttura del proprio naso per necessità di salute o esigenze estetiche e psicologiche. 

E’ un intervento che viene effettuato in anestesia locale con sedazione, o generale, tramite tecniche non invasive, soprattutto basate sull’utilizzo del laser, per modificare la forma del naso intervenendo sullo scheletro osseo e cartilagineo. La convalescenza è di pochi giorni, l’edema e l’ecchimosi sono ridotte e in pochi giorni il paziente è in grado di riprendere una normale vita sociale.

Come è la prassi per sottoporsi a un intervento di rinoplastica quindi? 

Una volta effettuato il primo incontro con il medico, dove vengono analizzate tutte le variabili del caso, le motivazioni di necessità fisica o esigenze estetiche, e una volta accertato lo stato di salute generale del paziente, quindi dopo aver deciso che sì, vogliamo o dobbiamo effettivamente cimentarci in un intervento chirurgico di rinoplastica, entrano in gioco altre variabili da valutare per decidere che tipo di intervento fare, per rispondere nella maniera migliore alle esigenze specifiche del nostro specifico caso. 

Si arriverà quindi a un certo punto a parlare di termini specifici che definiscono il tipo di operazione che andremo a fare, parlare quindi di rinoplastica primaria o secondaria, aperta o chiusa, rinoplastica chirurgica e rinoplastica medica, termini che se non ci sono già familiari, potrebbero confonderci o spaventarci. 

Rinoplastica primaria e secondaria

La rinoplastica primaria è il tipo di intervento che va a correggere inestetismi congeniti come gobbe, punta cadente, naso storto o setto importante e si definisce tale quando si tratta del primo intervento in assoluto effettuato su un paziente. 

La rinoplastica secondaria, invece, è l’intervento di correzione su un naso che ha già subito una precedente operazione. In base alla gravità del problema o alla malformazione del naso, i pazienti possono arrivare a sottoporsi anche a rinoplastica terziaria, quaternaria e così via in base al singolo caso. 

Rinoplastica chiusa o aperta

La rinoplastica chiusa o aperta indica la tecnica con la quale si andrà a intervenire sull’appendice nasale. La rinoplastica chiusa, ad esempio, è particolarmente indicata per tutte quelle operazioni che vanno a correggere piccoli inestetismi, legati soprattutto alla punta del naso. Le incisioni vengono dunque effettuate all’interno della piramide nasale e permette di intervenire in maniera poco invasiva.

La rinoplastica aperta, invece, viene utilizzata per correggere difetti importanti come asimmetrie, punte bifide, deviate, retratte o bulbose. Questa tecnica prevede anche un’incisione sulla base della piramide nasale (columella) che permette più spazio d’intervento, pur non lasciando cicatrici visibili.

Qual è la differenza tra rinoplastica chirurgica e medica quindi? 

Per medica si intende la rinoplastica tendenzialmente estetica volta a correggere difetti di piccola-media entità del naso senza l’ausilio dei bisturi, grazie all’utilizzo di derma filler,  e tossina botulinica, usata generalmente per rispondere a modifiche di gibbo poco pronunciato, radice nasale profonda, traumi leggeri sul naso, errori di rinoplastiche passate, punta poco pronunciata, problemi o imperfezioni alla radice nasale. Si presta molto bene a intervenire su difetti minori estetici e piccole correzioni. 

Per chirurgica si intende la rinoplastica con ausilio di bisturi, quindi in particolare la modifica della forma strutturale esterna (estetica), per rimodellare ad esempio le imperfezioni di un naso dovute a vari fattori, congeniti o traumatici, effettuata per ragioni mediche o estetiche. 

Una volta compresi tutti i termini del caso, ora che hai capito la differenza tra rinoplastica chirurgica e medica, si potrà quindi in tutta serenità procedere a decidere con il medico chirurgo quale ’intervento scegliere per le tue esigenze.


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29 Maggio 2020 Surgery0

Uno degli interventi più richiesti nella medicina estetica da parte del pubblico femminile è sicuramente quello della mastoplastica additiva. Per una donna infatti il seno rappresenta senza dubbio il segno più evidente della propria femminilità. Una parte del corpo che è simbolo di sensualità, autostima e fiducia in sé stessa. Per questo motivo in molti casi si ricorre alla chirurgia plastica.

Andiamo quindi a vedere nello specifico cos’è la mastoplastica additiva qual è il momento migliore per effettuarla.

Cos’è la Mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia estetica che consiste nell’aumento delle dimensioni del seno. Con questa tipologia di operazione è possibile modificare l’estetica e i volumi di un seno troppo piccolo, andandolo ad adeguare in modo armonioso alla struttura corporea della paziente, oppure correggere una sproporzione delle mammelle andandone a migliorare la forma e la naturalezza.

L’operazione di mastoplastica additiva è consigliabile per le donne che desiderano:

  • migliorare l’estetica e la voluminosità del proprio seno rispetto al corpo
  • ridare forma e dimensioni ad un seno che si è ridotto di volume e si è rilassato con il passare degli anni (soprattutto a seguito di una gravidanza e dell’allattamento)
  • correggere un’asimmetria mammaria e migliorare la differenza di volume che c’è tra una mammella e l’altra

Il momento migliore per effettuare una mastoplastica additiva

Il consiglio che diamo alle nostre pazienti è di sottoporsi all’intervento della mastoplastica non prima dei vent’anni. Il desiderio di avere un seno formoso già in giovane età infatti è l’ambizione di molte ragazze, soprattutto in periodo adolescenziale.

Praticare una mastoplastica additiva in età prematura è altamente sconsigliato poiché il seno quasi sicuramente non ha ancora raggiunto il suo pieno sviluppo e inserendo un corpo estraneo (la protesi) all’interno dei tessuti cutanei soggetti ancora ai mutamenti ormonali non rappresenta un’operazione ottimale dal punto di vista della salute fisica per la paziente, pur trattandosi comunque di un’operazione chirurgica totalmente sicura ed affidabile.

L’età che riteniamo essere la migliore per sottoporsi al trattamento di mastoplastica additiva è tra i 35 e i 40 anni, poiché il fisico non è più soggetto a cambiamenti rivoluzionari in termini di peso-forma.

Tuttavia l’età non è il solo ed unico requisito su cui basare la predisposizione ottimale o meno del soggetto all’operazione. Infatti la candidata perfetta alla mastoplastica è:

  • una donna realizzata e matura al punto tale da capire l’effettiva necessità o meno di sottoporsi al trattamento estetico
  • una donna in buone condizioni di salute, che segue una corretta alimentazione e conduce un sano stile di vita

Infine riguardo il periodo migliore per sottoporsi all’intervento il nostro consiglio è di effettuarlo tra l’autunno e la primavera, inverno compreso. Avendo così il tempo per il decorso post operatorio ed il recupero fisiologico necessario. Sconsigliamo il periodo estivo poiché a causa del caldo, potrebbero causare non poco disagio i bendaggi e le medicazioni applicate dopo l’operazione.

Come funziona la fase post-operatoria della mastoplastica

Al termine dell’intervento si applicherà una medicazione compressiva con l’intento di proteggere la zona operata da eventuali traumi. I punti di sutura verranno rimossi dopo circa una settimana, durante la quale sarà molto importante seguire attentamente le indicazioni fornite dal medico chirurgo in materia di abitudini, cose da fare e non fare, farmaci ed integratori da assumere.

Dopo la rimozione dei punti bisognerà indossare un reggiseno compressivo (di tipo sportivo) per circa un mese. La convalescenza dura in genere due/tre settimane, dopo la quale è possibile tornare tranquillamente a lavoro e alla propria routine quotidiana.

Come sempre vi ricordiamo di affidare la vostra bellezza alle mani competenti di professionisti e di mettere la vostra salute al primo posto.


Vuoi avere informazioni per effettuare una mastoplastica additiva? Prenota subito un consulto gratuito!


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29 Maggio 2020 Surgery0

La carbossiterapia è un trattamento, largamente diffuso nella medicina estetica, che consiste nel somministrare sotto la pelle un certo quantitativo di anidride carbonica (CO2) medicale.

Oggi vedremo nello specifico qual è l’iter da seguire in una seduta di Carbossiterapia e quanto dura l’effetto dopo aver effettuato l’intervento.

Carbossiterapia: come si svolge una seduta e quanto dura

La somministrazione della CO2 nell’ipoderma avviene attraverso aghi molto sottili [dopo-quanto-tempo-risultati-carbossiterapia/] (rigorosamente monouso e sterili), che sono collegati tramite tubicini sterilizzati ad un apposito macchinario che eroga l’anidride carbonica; questo apparecchio è fornito di un particolare serbatoio, all’interno del quale è contenuta la CO2 medicale, e di un flussimetro che ne regola l’emissione. La quantità e la velocità del gas iniettato devono essere decise preventivamente dal medico specialista.

Grossomodo diciamo che la carbossiterapia non è una tecnica dolorosa e che la percezione di dolori è decisamente influenzata da fattori come la parte soggetta al trattamento e la soglia di sopportazione del paziente. In ogni caso è possibile attenuare qualsiasi sensazione di fastidio con una pomata anestetica.

Le tempistiche di una singola seduta possono variare dai 15 ai 30 minuti, in relazione al tipo di disturbo che si deve trattare e della sua gravità. Per avere risultati ben visibili è necessario effettuare dei cicli terapeutici composti da più sedute.

Un ciclo terapeutico può essere costituito da un minimo di 3-6 sedute fino ad un massimo di 15-20 sedute. Il lasso di tempo tra una seduta e la successiva, così come il numero di trattamenti da effettuare dipendono sia dal tipo di patologia che si deve trattare, sia dalla risposta del paziente ai vari trattamenti a cui è sottoposto.

Al termine delle sedute, in generale, è possibile riprendere tutte le normali attività quotidiane. Ciò nonostante, sarà dovere del medico fornire le indicazioni adeguate in merito.

Quanto dura l’effetto post-trattamento

Solitamente per ottenere un risultato notevole sono necessarie più sessioni terapeutiche, mentre per il numero esatto incide la tipologia e lo stato dell’inestetismo che si va a curare. I miglioramenti nella zona trattata saranno sicuramente visibili dopo 2-3 sedute.

Riguardo la durata degli effetti della carbossiterapia, questi ultimi si possono apprezzare per un arco di tempo ampio fino a 6 mesi. Dopo di ché è necessario effettuare dalle tre alle cinque sedute di mantenimento.

Ad esempio per la cellulite [studiootti.com/cellulite-quali-sono-i-vari-stadi-e-come-curarli/] è raccomandato sottoporsi a 2 richiami dopo 4 settimane successive ad un ciclo terapeutico. Ed è consigliato effettuare, sempre ai fini del mantenimento, 2-3 cicli terapeutici all’anno. 

Come sempre vi invitiamo a prendetevi cura della vostra bellezza, ma di farlo mettendo la vostra salute nella mani di professionisti qualificati.


 

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